Benvenuto Antonio.
Grazie è un piacere essere qui.
Antonio, noi partiamo sempre dall’inizio: da ragazzo in che contesto sei nato e che tipo di attività facevano i tuoi genitori?
Nasco in una famiglia semplice: mio padre era dipendente dei Registri Buffetti e mia madre era casalinga. Non provenivo quindi da un contesto imprenditoriale o legato all’edilizia. Dal punto di vista scolastico ho frequentato il liceo scientifico. Inizialmente avevo in mente di intraprendere medicina, ma all’ultimo anno ho cambiato completamente direzione. Ho deciso di iscrivermi alla facoltà di ingegneria alla Federico II di Napoli, dove poi mi sono laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio.
Durante gli studi, cosa ti appassionava di più dell’ingegneria?
Quello che mi affascinava era la possibilità di trasformare la realtà. Non solo costruire, ma prendere qualcosa di esistente e migliorarlo, riqualificarlo, dargli nuova vita. Mi appassionava molto anche la gestione: del personale, dei cantieri, degli immobili. L’idea di coordinare un progetto dall’inizio alla fine, vedere un cambiamento concreto, è stata la vera spinta che mi ha portato a scegliere questa strada.
Qual è stato il momento preciso in cui hai capito che questa sarebbe stata la tua strada?
L’ho capito nel momento in cui mi sono iscritto a ingegneria. Da lì in poi mi sono sempre visto proiettato nel settore edilizio e ambientale. Ho iniziato lavorando anche nel settore ambientale, occupandomi di depurazione delle acque reflue, ma avevo già in mente un obiettivo: creare un’impresa mia. Dopo circa dieci anni dalla laurea sono riuscito a concretizzare questo progetto.
La tua tesi su cosa era focalizzata?
Era uno studio sperimentale sulla depurazione biologica di reflui industriali contaminati da cromo esavalente, utilizzando impianti a fanghi attivi. In pratica analizzavo come questi sistemi reagivano alla presenza di un contaminante molto pericoloso, studiandone gli effetti e le possibili soluzioni.
Quali valori ti hanno trasmesso i tuoi genitori?
Sicuramente l’umiltà, la perseveranza e il senso del dovere. Sono valori che mi hanno accompagnato sempre, sia durante gli studi che nella vita professionale. Lo spirito di sacrificio è stato fondamentale, perché senza quello non si costruisce nulla di duraturo.
Qual è stato il tuo primo lavoro?
Da adolescente ho avuto una sola esperienza lavorativa, perché mio padre teneva molto allo studio. Ho lavorato come addetto alla ristorazione, al bancone di un mulino. Dopo la laurea ho iniziato come ingegnere nel settore della depurazione delle acque reflue. Il primo vero lavoro da imprenditore, invece, è stato la riconversione di un immobile residenziale in una struttura ricettiva, un B&B. È lì che ho iniziato concretamente a fare impresa.
Quali sono state le difficoltà maggiori nel passaggio da professionista a imprenditore?
La difficoltà principale è stata costruire una struttura aziendale. Selezionare il personale, scegliere i soci, creare un team: sono scelte delicate e decisive. Non è semplice trovare le persone giuste, soprattutto all’inizio. Quello è stato il primo grande ostacolo, ma oggi, dopo oltre 13 anni, posso dire di aver costruito una realtà solida.
Che consiglio daresti a un giovane che si affaccia al mondo del lavoro?
Di non sottovalutarsi mai. La facoltà di ingegneria è impegnativa e spesso fa sentire inadeguati, ma nulla è impossibile. Serve perseveranza, serve crederci davvero e lavorare con passione.
Che emozione si prova entrando in un cantiere vuoto e poi lasciandolo finito?
È un’emozione unica. Io paragono sempre un appartamento da ristrutturare a un figlio da crescere. Quando entri in un immobile vecchio, magari fermo da decenni, immagini già cosa può diventare. E poi, passo dopo passo, lo vedi prendere forma. Anche oggi, dopo tanti anni, provo ancora emozione nel vedere demolizioni, nuove pareti che si alzano, spazi che cambiano.
Parliamo della tua azienda: come nasce e cosa rappresenta?
La mia azienda si chiama Eco Edil Tech. “Eco” deriva dalla mia formazione ambientale e dalla grande attenzione alla gestione corretta dei rifiuti. Forniamo sempre documentazione trasparente ai clienti perché crediamo nella tutela dell’ambiente. “Edil” rappresenta l’attività principale, cioè l’edilizia. “Tec” invece indica la componente tecnica e professionale: progettazione, perizie, consulenze. Siamo una realtà completa, che segue il cliente dalla progettazione fino alla realizzazione.
Quali sono le richieste più frequenti dei clienti?
Tutti vogliono una casa bella, nuova… ma spendendo poco. A parte questo, oggi la richiesta principale è ottimizzare gli spazi. Le case moderne hanno meno spazi di servizio rispetto al passato, quindi si cerca di ricavare zone contenitive, anche nascoste. C’è anche una grande attenzione alla zona living, che è diventata il cuore della casa.
Quanto è difficile mettere d’accordo una famiglia su un progetto?
Molto difficile. Ogni componente ha esigenze diverse: i figli vogliono spazi personali, la madre spesso privilegia la cucina, il padre il soggiorno. Il mio lavoro è ascoltare tutti e trovare un equilibrio, trasformando esigenze diverse in un progetto unico.
Quanto è importante oggi l’efficienza energetica?
È fondamentale. Strumenti come il cappotto termico permettono di isolare l’abitazione, ridurre i consumi e migliorare il comfort. Se abbinati a infissi adeguati, possono fare davvero la differenza sia dal punto di vista economico che abitativo.
Il costo del lavoro quanto incide nel vostro settore? Tra contributi, cassa edile e normative, il costo del lavoro in Italia è molto elevato. Questo rende complessa la gestione delle imprese. La soluzione è ottimizzare le risorse e lavorare con personale qualificato e produttivo.
E la sicurezza sul lavoro?
È una priorità assoluta. Serve vigilanza, ma soprattutto formazione e responsabilizzazione del lavoratore. Ogni persona deve essere consapevole dei rischi e lavorare in sicurezza anche per sé e per la propria famiglia.
L’edilizia è davvero il motore dell’economia?
Sì, è un termometro dell’economia. Coinvolge tantissimi settori: materiali, chimica, impiantistica. Quando l’edilizia cresce, cresce tutto il sistema.
Si nasce imprenditori o si diventa?
Serve un’inclinazione naturale, ma si può diventare imprenditori con perseveranza e determinazione. Io sono partito da zero, senza una famiglia nel settore, e ce l’ho fatta. Questo significa che è possibile.
C’è un episodio di cantiere che ti è rimasto impresso?
Sì, uno molto simpatico. Avevamo realizzato una parete seguendo le indicazioni del marito. Arriva la moglie, guarda il lavoro e dice: “Qui non va bene, devo mettere il divano”. Abbiamo dovuto smontare tutto e rifarlo. Da lì ho capito che in cantiere, come nella vita, decide sempre la padrona di casa.
Da grande cosa vuoi fare?
Vorrei continuare a fare quello che faccio, ma meglio. Voglio crescere professionalmente, lavorare con persone che apprezzano la serietà e l’onestà, e portare avanti la mia attività con sempre maggiore ambizione. Il mio obiettivo è migliorarmi continuamente, senza perdere i valori con cui ho iniziato.
Potrebbero interessarti
-
-
Mammola Emanuele
Imprenditore settore Ristorazione e Catering
AD Villa Taurinus -
Borrelli Francesco Emilio
Giornalista
Membro della Camera dei Deputati