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Rauccio Clementina

Benvenuta Clementina
Benvenuti a voi.

La sua professione richiede molta riservatezza, eppure negli anni ha partecipato anche a incontri pubblici e nelle scuole. Com’è nata questa esperienza?
Pur essendo molto riservata, mi è capitato di intervenire in scuole e contesti pubblici su temi come bullismo, stalking e violenza di genere. In quei confronti emergevano situazioni preoccupanti: molte ragazze consideravano normale il controllo del telefono da parte del partner, scambiandolo per attenzione o amore.

Quanto è diffusa questa normalizzazione del controllo?
Molto più di quanto si pensi. Spesso viene accettata persino dalle famiglie. Ma il controllo è già una forma di violenza e può trasformarsi in un’escalation pericolosa. Per questo è fondamentale fare cultura e spiegare che amore e possesso sono cose diverse.

Perché tante donne finiscono per tollerare questi comportamenti?
Per un retaggio culturale ancora presente. Alcune crescono pensando che certe dinamiche siano normali e se ne rendono conto solo quando la situazione diventa più grave. Dietro il controllo, spesso, c’è una forte insicurezza personale.

Spesso si parla di violenza economica. Che cos’è?
È una forma di violenza molto subdola. Ho seguito donne costrette a chiedere soldi persino per comprare un paio di calze o senza accesso al proprio stipendio. Così si perde lentamente autonomia, autostima e capacità di reagire.

Ricordi un caso che ti ha colpita particolarmente?
Una donna capì la propria situazione solo quando il marito venne ricoverato e lei poté finalmente vedere i conti correnti. Scoprì che non vivevano affatto nelle difficoltà economiche che lui le aveva sempre raccontato. Mi disse: “Se non fosse successo questo, non me ne sarei mai resa conto”.

Che cos’è la soggezione psicologica?
È quando il rapporto smette di essere equilibrato: uno domina e l’altro subisce, attraverso manipolazione, aggressività o svalutazione continua. Può accadere in entrambe le direzioni, ma il risultato è sempre la perdita della libertà emotiva.

E la manipolazione?
È il meccanismo per cui la colpa ricade sempre sull’altro. Qualunque problema diventa responsabilità del partner. È una dinamica tossica che logora profondamente la relazione.

Nel tuo lavoro il minore è sempre al centro.
Perché i figli vanno protetti prima di tutto. Quando due genitori trasformano il conflitto in guerra, il bambino vive una frattura interiore enorme. Io rifiuto sempre di usare i minori come strumenti di vendetta.

Consigli mai percorsi psicologici alle coppie?
Spesso, quando vedo margini di recupero. Una volta convinsi una coppia a intraprendere una terapia invece di iniziare una causa. Il marito mi disse scherzando: “Avvocato, così avete perso un cliente”. Io risposi che ero felice di aver fatto la cosa giusta.

Che rapporto instaura con i clienti?
Cerco ascolto e accoglienza, ma anche chiarezza. Se una persona continua a comportarsi in modo scorretto nonostante i consigli ricevuti, rinuncio all’incarico. La fiducia reciproca è fondamentale.

Ti è mai capitato di essere scelta da ex controparti?
Sì, più volte. Alcuni clienti sono arrivati tramite persone che avevano perso una causa contro di me. Quando chiedo il motivo, la risposta è quasi sempre la stessa: correttezza e determinazione.

Come nasce la sua passione per la giurisprudenza?
Volevo essere una donna libera e indipendente. Mi sono laureata negli anni delle stragi di Falcone e Borsellino e quella stagione segnò profondamente la mia generazione.

Che cosa rappresentano per te Falcone e Borsellino?
Il coraggio di restare fedeli ai propri principi fino in fondo, pur conoscendo i rischi. Credo che la cosa più importante sia non perdere mai sé stessi.

Che rapporto hai con la Federico II?
Molto forte. Mi ha dato metodo e rigore. E l’anno scorso è stata una grande emozione vedere mia figlia laurearsi lì in giurisprudenza con 110 e lode.

Quanto conta la formazione continua in questa professione?
Conta tutto. La laurea è solo l’inizio. Bisogna aggiornarsi continuamente e mantenere sempre vivo il ragionamento umano, senza affidarsi passivamente agli strumenti automatici.

Che rapporto hai con i colleghi?
Cerco sempre dialogo e rispetto. Nel diritto di famiglia è essenziale lavorare anche insieme per abbassare il conflitto e tutelare le persone coinvolte.

Quanto conta la reputazione nel vostro lavoro?
Moltissimo. La reputazione si costruisce negli anni attraverso correttezza, affidabilità e coerenza.

La professione è cambiata con i social?
Sì. Io resto molto riservata, ma ho capito che divulgare certi temi può essere utile. A volte condividere esperienze e riflessioni aiuta persone che altrimenti resterebbero sole.

Esistono anche casi di violenza femminile sugli uomini?
Sì, anche se meno frequenti. Ho seguito uomini vittime di aggressioni e il problema più grande era spesso la vergogna di chiedere aiuto.

Quanto è importante l’educazione affettiva nelle scuole?
È fondamentale. Oggi i ragazzi vivono relazioni molto più esposte e veloci, ma spesso manca un’educazione al rispetto e alla gestione delle emozioni.

I social stanno cambiando il modo di vivere le relazioni?
Sì, perché creano un accesso continuo all’altro. Questo può trasformarsi facilmente in controllo e dipendenza emotiva, soprattutto dove manca dialogo.

Che consiglio darebbe a una giovane avvocata?
Di scegliere una materia che la faccia sentire viva. Questa professione è impegnativa e senza passione diventa impossibile affrontarla davvero.

E a chi oggi sceglie giurisprudenza?
Di studiare con serietà e metodo. È un percorso difficile, ma permette di incidere concretamente sulla vita delle persone.

Chi sente di ringraziare per il percorso costruito fin qui?
I miei genitori, mio marito e alcuni professori della Federico II che mi hanno insegnato non solo il diritto, ma anche il valore della giustizia e della democrazia.

Grazie Clementina. E grazie per tutto quel che fai a tutela dei più deboli.
Grazie a voi, siete stati splendidi.

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