Chi è Roberto Sola?
Una persona di quest’epoca che ha scelto di vivere a Napoli e che cerca quotidianamente di seguire i valori che si è costruita nel tempo. Devo molto ai miei “angeli”, le persone che nel corso degli anni mi hanno indirizzato lungo la strada giusta. La mia è una ricerca costante: non penso sia importante la destinazione, ma il viaggio, ed è proprio lungo questo percorso che cerco di ritrovare la mia serenità e la mia pace.
Entrando in “Terra degli Aranci”, si gode di uno scorcio meraviglioso sul golfo. Cosa rappresenta per te Napoli?
Napoli per me è una sorpresa continua. È una città che ti fa pensare che la narrazione comune sia completamente da ribaltare, perché è un cantiere in costante costruzione. Non è una capitale omologata alle altre ed è straordinario vedere un numero sempre crescente di turisti rimanere incantati dalla sua bellezza. La storia che si respira qui ha una stratificazione rara. Dobbiamo riappropriarci della nostra identità e della storia dei nostri avi che hanno lottato e sudato per farci stare bene, senza cedere a un’occidentalizzazione che vorrebbe omologarci tutti.
Se dovessi descrivere Napoli con un solo aggettivo, quale sceglieresti? E come descriveresti invece te stesso?
Per Napoli scelgo l’aggettivo “sorprendente“. Per me stesso, invece, scelgo “vero“.
Di cosa ti occupi oggi nello specifico?
Porto avanti un progetto di benessere e meraviglia per la nostra città attraverso un “giardino di emozioni”, la Terra degli Aranci. Lo facciamo promuovendo la qualità del cibo e il coinvolgimento di tutti i sensi: bellezza, ascolto, cultura e musica. La nostra tradizione millenaria vede il festeggiamento come motivo di aggregazione, socialità e contatto con la natura. La parola chiave per me è sostenibilità: ogni nostra azione quotidiana, in famiglia o in azienda, deve muoversi in perfetto equilibrio con l’ambiente circostante senza mai calpestarlo.
Da dove nasce il nome “Terra degli Aranci”?
È un’intuizione di mia madre, una vera visionaria a cui dobbiamo questa struttura. Lei è sempre andata oltre, spingendo mio padre, un tranquillo ingegnere di vecchio stampo, a realizzare cose importanti. Ricordavo questo posto fin da piccolo quando scendevo per Via Tasso, con l’edera che avvolgeva la proprietà e ne rimanevo incantato. Quando mio padre scoprì che era in vendita, mia madre disse subito di cogliere l’opportunità. Io all’epoca studiavo ingegneria e poi ho lavorato a Roma per tre anni. Quando sono rientrato a Napoli abbiamo iniziato a sviluppare la progettualità della struttura, che oggi portiamo avanti con una squadra fantastica che sposa quest’idea come fosse propria. Da bambino che lavoro sognavi di fare? Ricordo un viaggio in Scozia che mi affascinò molto: adoravo l’atmosfera dei pub inglesi, con le luci soffuse e gli arredi intarsiati, luoghi pensati per creare socialità e far stare bene le persone di fronte a un buon bicchiere di birra. Immaginavo proprio di creare una catena di locali con quell’impronta. In un certo senso ho ritrovato quel benessere qui, ma da imprenditore guardo sempre avanti, pronto ad ampliare gli orizzonti per dare vita a nuove idee e progetti.
Qual è stato il tuo primissimo lavoro?
Ho lavorato come aiuto direzione lavori e contabilità per una piccola impresa di costruzioni impegnata nella ristrutturazione di un palazzo storico alla Riviera di Chiaia. Il titolare è stato uno dei miei primi maestri: un uomo rigoroso che rispondeva sempre di no a qualsiasi proposta. Quel suo atteggiamento, nato dalla volontà di proteggere il proprio patrimonio e sapere, mi ha insegnato molto sul valore delle cose e a non essere mai troppo accondiscendente.
Tu hai un approccio molto orientato all’equilibrio personale e alla crescita interiore. In che modo coltivi questo aspetto?
Trovo la mia dimensione nel mondo delle arti olistiche, dove c’è un’unione profonda tra anima e corpo, tra realtà materiale e spirituale. Pratico questa ricerca da anni e la porto nella vita quotidiana. Per me la base di partenza è sempre il respiro: nel respiro ritroviamo l’equilibrio e la connessione con la natura. La vera ricchezza è avere il nostro corpo come casa, un tempio che ci permette di esprimerci e di esplorare il mistero che ci circonda. Dobbiamo mettere la nostra intelligenza al servizio della salvaguardia del pianeta.
Come trasmetti questa filosofia all’interno delle tue aziende e nel rapporto con i collaboratori?
Il segreto è circondarsi di persone che sposino l’iniziativa come fosse la loro prima casa. Servono presenza, comunicazione e ascolto costante per risolvere i problemi. Mettiamo i lavoratori nelle condizioni migliori per operare, attraverso manutenzione, formazione e strumenti adeguati. Ma soprattutto cerco persone perbene: non mi interessa la sola eccellenza tecnica, cerco l’eccellenza umana. La tecnica si impara, l’umanità no.
Rispetto ai matrimoni internazionali che ospitate, come si è evoluto il concetto di evento e festeggiamento?
Vengono molti clienti stranieri, inglesi o americani, per i quali la festa è soprattutto un momento di condivisione profonda, dove i discorsi e lo scambio umano contano più del ballo. In Italia c’è una forte ricerca di spensieratezza e divertimento per staccare dallo stress quotidiano. Noi cerchiamo di coniugare il cibo di qualità e la tradizione con la semplicità e l’eleganza. L’essenzialità richiede un grande lavoro di decostruzione per eliminare gli orpelli inutili e arrivare al cuore delle cose.
Sei molto attivo anche nel sociale. Ci racconti il tuo impegno con l’associazione “AmaSempre”?
Credo sia doveroso restituire una parte di ciò che si è avuto. Sono presidente della ONLUS “AmaSempre”, fondata oltre vent’anni fa da padre Gennaro Matino a seguito dei suoi viaggi in India e dell’incontro con Madre Teresa. L’associazione nasce per aiutare i bambini più disagiati, orfani o affetti da gravi patologie, offrendo loro case di cura, istruzione e opportunità di riscatto lavorativo per le donne emarginate. Oggi è una realtà laica ed è nostra intenzione sostenere e sviluppare progetti per i più piccoli anche qui sul nostro territorio a Napoli.
Quale consiglio ti senti di dare ai giovani studenti o aspiranti startupper che vogliono realizzare il proprio percorso?
Consiglio di non pensare subito ai soldi: i guadagni sono soltanto una conseguenza. La cosa fondamentale è dare un’anima a quello che si fa, e per farlo bisogna prima di tutto costruire un proprio schema valoriale. Conoscete voi stessi, abbiate chiari i vostri valori nell’arte, nella cultura o nella sostenibilità. Solo quando avete trovato la vostra anima potete leggere quella degli altri e trasferirla in un progetto o in un servizio. Sfruttate l’università per fare rete e non smettete mai di studiare e imparare.
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Guida Guido
Consulente Aziendale – Imprenditore settore Ristorazione – Opera group