Carla se ti dovessi descrivere con un solo aggettivo, quale sceglieresti?
Dico “temeraria“. Sono cresciuta sesta di sette figlie femmine in una famiglia molto tradizionale, dove ci si aspettava che una donna studiasse solo in attesa di sposarsi. Io ho portato la rivoluzione, dimostrando che indipendenza professionale e famiglia possono coesistere e completarsi.
Di cosa ti occupi oggi e in quali progetti sei impegnata?
Sono Sales Manager di Rock Agent S.p.A., per cui sviluppo e affianco nuovi uffici in Campania. Al contempo mantengo l’attività sul campo come agente specializzato nel residenziale di pregio e lusso, operando anche come Local Ambassador per Lux4Sale, che qualifica i professionisti in questo specifico target.
Per noi italiani l’acquisto di una casa è un dogma. Questo legame con il “mattone” resiste ancora?
Assolutamente. La casa risponde a un bisogno primario di radicamento e sicurezza. Sebbene le nuove generazioni abbiano una visione dell’abitare molto più libera e fluida, l’italiano medio resta ancorato all’idea della proprietà come porto sicuro per sé e per la propria famiglia.
Se potessi mandare un messaggio alla Carla di trent’anni fa, cosa le scriveresti?
Le scriverei: “Abbi il coraggio di fare tutto quello che hai fatto, ma fallo prima”. Spesso impieghiamo troppo tempo a uscire dalla nostra zona di comfort e a superare i limiti che gli altri, o noi stessi, ci imponiamo.
Ci racconti com’è iniziato il tuo percorso professionale?
Ho iniziato giovanissima dando lezioni private per conquistare la mia indipendenza finanziaria. Dopo il diploma di ragioneria, ho lavorato nella gestione di gare d’appalto pubbliche. Poi mi sono sposata giovane e ho seguito mio marito a Firenze, dove ho lavorato in banca, in Regione Toscana e infine come responsabile amministrativa in una società di costruzioni.
Quella a Firenze è stata un’esperienza intensa, segnata anche da forti pregiudizi culturali. Come ne sei uscita?
A 24 anni ero una ragazza del Sud in un ambiente molto diffidente. C’era il pregiudizio che le meridionali cercassero l’assunzione solo per mettersi subito in maternità. Per questo decisi di non avere figli in quel periodo; volevo diventare madre solo quando avessi potuto vivermi la maternità a pieno, senza delegarla a estranei. Sul lavoro ho combattuto con determinazione e onestà, arrivando a gestire deleghe su conti societari da miliardi di lire. Questa esperienza mi ha insegnato a mettermi in gioco e a guardare oltre l’uscio di casa.
Chi è stato il tuo vero mentore in questo percorso?
Mia madre in primis. Era una donna di polso e mi ha insegnato l’umiltà e il valore della gratitudine. Ma il mentore più importante per la mia visione del lavoro è stato mio padre. Era nato nel 1934 e, attraverso l’esempio, mi ha trasmesso il rispetto per gli impegni presi e l’onestà. Mentre mia madre temeva la diversità, lui ne era incuriosito e mi spingeva a esplorare e a leggere.
Poi la decisione di rientrare in Campania e l’approdo al settore immobiliare. Com’è andata?
Sono tornata per dare un contributo al mio territorio, affinché i nostri figli non debbano emigrare per forza. Mia figlia aveva nove mesi quando mio zio, che aveva un’agenzia, mi propose di gestire il settore mutui. Ho iniziato facendo consulenza finanziaria e, nel frattempo, studiavo il mercato immobiliare e la contrattualistica. Appena la legge ha imposto l’incompatibilità tra le due professioni, ho scelto l’immobiliare, ho superato l’esame e da allora non mi sono più fermata.
Oggi il ruolo dell’agente immobiliare è profondamente mutato. Com’è cambiata la professione?
Non siamo più i sensali degli anni ’80 che si limitavano a far incontrare le parti. Oggi l’agente è un professionista con solide competenze giuridiche, tecniche e fiscali. Il valore di un immobile parte dalla regolarità dei suoi documenti: urbanistica, catasto, ipoteche. Noi dobbiamo essere analisti credibili che tutelano l’investimento del cliente.
Come Consigliere Provinciale FIAIP di Salerno hai anche ideato un progetto per portare questa professione nelle scuole. Qual era lo scopo?
Abbiamo avviato per la prima volta in Italia un progetto di alternanza scuola-lavoro nelle classi quarte e quinte superiori per presentare la nostra figura. Volevamo sfatare il mito social per cui l’agente immobiliare guadagna tanto faticando poco. Abbiamo spiegato che serve un percorso formativo serio, esami abilitativi e grande dedizione per ottenere risultati concreti.
Molti venditori tendono a sovrastimare il proprio immobile per ragioni affettive. Come gestisci questo divario?
Con la verità, anche se a volte è brutalmente onesta. L’agente immobiliare deve comportarsi come un medico: se le analisi dicono che un prezzo è fuori mercato, bisogna spiegarlo chiaramente. Se il cliente non accetta la realtà tecnica, preferisco fare un passo indietro e rinunciare all’incarico piuttosto che illuderlo con false promesse.
In che modo la tecnologia e l’intelligenza artificiale incidono sulla tua attività?
Ho iniziato nei primi anni 2000. La tecnologia è straordinaria per ottimizzare i processi, ma deve rimanere uno strumento al servizio dell’uomo. Nel nostro lavoro la base fondamentale è la relazione umana: la fiducia non nasce da un algoritmo, ma dalla credibilità e dall’onestà che dimostri guardando il cliente negli occhi.
Il fatto di essere donna ti ha aiutata o ha rappresentato un ostacolo?
Questo lavoro è femmina perché richiede sensibilità ed empatia, doti tipicamente femminili che aiutano a capire i bisogni delle persone prima e meglio. Tuttavia l’ambiente, soprattutto in Campania, è ancora molto maschile nei grandi affari. Capita che alcuni clienti chiedano dove sia il titolare uomo con cui fare la trattativa, ma con la competenza si superano anche queste barriere.
Nel 2018 hai iniziato un percorso di crescita personale profondo. Cosa ti ha lasciato?
Ho frequentato un corso di Anthony Robbins. È stata una svolta. Conservo la foto di quell’evento sul frigorifero e la guardo ogni mattina: mi serve per ricordarmi da dove vengo, per non rientrare nella mia zona di comfort e riconoscere i sacrifici fatti. Vince chi persevera, chi sposta l’attenzione dal problema alla soluzione e non accetta compromessi sui propri valori.
Cosa c’è nel futuro di Carla Orlando?
Non posso vivere senza progettualità, altrimenti mi sento stagnare. Continuerò a sviluppare il settore in Campania valorizzando i giovani e partendo dalla formazione. E da grande spero di viaggiare molto di più, per conoscere nuovi luoghi e portare a casa sempre nuove competenze da condividere.