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Quagliero Rosario

Benvenuto Rosario.
Benvenuti a voi.

Da piccolo che lavoro sognavi di fare?
Il Vigile del Fuoco. Era il simbolo di chi aiuta gli altri nei momenti più difficili. Per me rappresentava quasi un supereroe, qualcuno capace di intervenire quando tutti gli altri scappano. C’era il desiderio di sentirmi utile, di proteggere le persone e di poter fare qualcosa di concreto nei momenti di emergenza.

E quel sogno poi si è realizzato?
Sì, sono entrato nei Vigili del Fuoco ed è stata un’esperienza fortissima dal punto di vista umano e professionale. Però col tempo ho capito una cosa importante: i Vigili del Fuoco arrivano dopo il disastro, mentre io sentivo la necessità di lavorare prima, di evitare che certe tragedie accadessero. È lì che è nata la scelta di dedicarmi alla prevenzione e alla sicurezza.

Cosa fa un disaster manager?
È una figura che si occupa di prevenzione e gestione dei rischi. Parliamo di calamità naturali, terremoti, incendi, emergenze industriali, sicurezza sul lavoro e pianificazione delle emergenze. Oggi il nostro territorio è fragile, basta pensare ai problemi idrogeologici o ai cambiamenti climatici. Il compito di un disaster manager è preparare aziende, strutture e persone ad affrontare eventuali situazioni critiche nel modo più sicuro possibile.

Quanto è importante la prevenzione?
È fondamentale. Purtroppo ci si ricorda della sicurezza solo quando succede qualcosa di grave. Invece la prevenzione dovrebbe diventare una mentalità quotidiana. Un piano di emergenza ben fatto, una formazione corretta o una semplice procedura rispettata possono salvare vite umane.

Le aziende vedono la sicurezza come un valore o come un costo?
Molto spesso viene ancora percepita come un costo o come un obbligo burocratico. Io invece sostengo da sempre che la sicurezza sia un investimento. Un’azienda sicura tutela i lavoratori, protegge l’imprenditore e migliora anche la qualità del lavoro. Quando un’azienda funziona bene dal punto di vista della sicurezza, funziona meglio anche sotto tanti altri aspetti.

Quanto conta la formazione?
Conta tantissimo, ma deve essere reale e concreta. Non basta avere un attestato appeso al muro. Bisogna creare competenza vera, fare pratica, simulazioni, addestramento. La sicurezza non può essere solo teoria. Una persona deve sapere davvero come comportarsi in una situazione di emergenza.

I lavoratori percepiscono davvero il rischio?
Non sempre. Molte volte si pensa che gli incidenti possano capitare agli altri e mai a sé stessi. È un errore molto diffuso. Io faccio spesso un esempio semplice: se su un’impalcatura ci fosse tuo figlio, gli diresti di usare casco e imbracatura? Tutti rispondono di sì. Allora perché per sé stessi si abbassa l’attenzione?

Come si può cambiare questa cultura della sicurezza?
Partendo dalle scuole e dai giovani. La prevenzione deve diventare educazione civica quotidiana. I ragazzi devono capire presto il valore delle regole, della responsabilità e della tutela della vita. Non riguarda solo il lavoro, ma tutti gli ambienti della vita quotidiana.

Quanto ha inciso l’esperienza nei Vigili del Fuoco nel suo percorso?
Moltissimo. Vedere da vicino incidenti, dolore e persone che soffrono lascia un segno profondo. Ci sono immagini che non dimentichi più. Da quelle esperienze ho capito quanto fosse importante lavorare sulla prevenzione piuttosto che limitarsi a intervenire dopo.

C’è un episodio che le ha fatto scegliere questo lavoro?
Sì, durante un incidente stradale vidi persone disperate, famiglie distrutte e una sofferenza enorme. In quel momento ho provato una sensazione fortissima di impotenza. È stato lì che ho deciso che volevo impegnarmi per evitare che certi eventi accadessero.

Com’è nata Geolav?
Geolav nasce dall’esperienza maturata sul campo e dalla volontà di creare una realtà dedicata alla prevenzione, alla sicurezza e alla formazione. Oggi affianchiamo aziende, professionisti e lavoratori nella gestione dei rischi e nell’organizzazione della sicurezza.

Perché avete scelto questo nome?
“Geo” richiama la terra, il territorio, il mondo in cui viviamo. “Lav” richiama il lavoro. È un modo per unire il concetto di sicurezza alla quotidianità del lavoro e della vita delle persone.

Che supporto offrite alle aziende?
Non ci limitiamo a produrre documenti. Cerchiamo di accompagnare davvero l’imprenditore, di aiutarlo a capire i rischi e a trovare le soluzioni migliori. Un consulente non deve essere percepito come una spesa, ma come un valore aggiunto.

Quanto conta oggi avere un buon consulente della sicurezza?
Conta tantissimo. Il datore di lavoro spesso firma documenti importantissimi senza rendersi conto fino in fondo delle responsabilità che si assume. Un consulente serio deve aiutare l’imprenditore a lavorare serenamente e a tutelare sia sé stesso che i lavoratori.

Cosa pensa delle morti sul lavoro?
Sono ancora troppe e sono inaccettabili. Il lavoro dovrebbe dare dignità alle persone, non portarle alla morte. Dietro ogni incidente c’è una famiglia distrutta e questo non può mai essere considerato normale.

Di chi sono le responsabilità?
Le responsabilità possono essere sia del datore di lavoro che del lavoratore. A volte manca prevenzione, altre volte si sottovalutano i rischi. Per questo è importante creare una cultura condivisa della sicurezza.

Come giudica l’evoluzione della sicurezza negli ultimi vent’anni?
Ci sono stati enormi passi avanti, soprattutto dopo il decreto legislativo 81/08. Le aziende oggi sono più strutturate e organizzate, però c’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto sul piano culturale.

Quanto è importante la reputazione?
È fondamentale. Le aziende si affidano a noi perché cercano professionalità, competenza e affidabilità. La reputazione si costruisce nel tempo, dimostrando concretamente di saper migliorare la sicurezza e l’organizzazione di un’azienda.

Ha avuto un mentore?
Sì, ho incontrato persone che mi hanno lasciato insegnamenti importanti. Uno in particolare mi disse che per fare bene questo lavoro bisogna entrare in un’azienda come se fosse la propria. Quelle parole mi sono rimaste dentro.

Quanto conta l’aggiornamento professionale?
È indispensabile. Non si smette mai di studiare. Le normative cambiano continuamente, così come le tecnologie e i sistemi di prevenzione. Chi lavora in questo settore deve essere sempre aggiornato.

Che consiglio darebbe ai giovani?
Di studiare, fare esperienza sul campo e non perdere mai la curiosità. È un settore affascinante perché ti permette di entrare in contatto con tantissime realtà diverse e soprattutto di fare qualcosa di utile per gli altri.

Cosa significa essere eccellenza?
Per me significa vedere un’azienda crescere bene, lavorare in sicurezza e arrivare ad avere infortuni zero. Quello è il risultato più importante che si possa raggiungere.

Che cosa vuole fare da grande?
Continuare a fare il disaster manager e contribuire sempre di più alla diffusione della cultura della prevenzione. Se anche una sola vita viene salvata grazie al lavoro che facciamo, allora tutto questo ha davvero un senso.

Grazie Rosario.
Grazie a voi.

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