Italian Best Company premia un uomo dello Stato, Rosario Grimaldi è in pensione, ma come tutti gli uomini dello Stato lo è per sempre. Benvenuto Rosario.
Grazie
Partiamo dall’inizio: quali sono le tue origini?
Le mie origini sono molto umili. Mio papà era un operaio, ho fatto le scuole dell’obbligo, poi ho iniziato a lavorare. Scelsi di non continuare subito gli studi, ho fatto tutti i lavori che potevo fare, davvero di tutto, e alla fine decisi di arruolarmi.
In che modo il tuo background di vita, questi lavoretti, ti sono poi serviti per lo sviluppo della tua attività? Tutte queste esperienze, queste contaminazioni positive con piccoli artigiani e commercianti?
Io volevo lavorare per avere la mia autonomia e non pesare sulla mia famiglia. Ho sempre fatto questo: non ho mai chiesto nulla a mio padre, perché già lavorava duramente. Era un grande lavoratore e cercava di garantirci il necessario. Io decisi di lavorare proprio per rendermi autonomo: per me era fondamentale.
Qual è il più grande insegnamento che ti ha lasciato tuo padre?
Era un grande lavoratore. Aveva anche dei difetti: era una persona molto fredda, però è stato un gran padre, e questo glielo devo riconoscere. Era un uomo del Novecento, con principi molto rigidi, quasi arcaici. I bambini si vogliono bene quando dormono: quella era la sua filosofia di vita, ed è rimasta fino alla fine. Però ci voleva bene.
Hai scelto di arruolarti e di far parte di questa grande macchina che è lo Stato. Cosa ha significato per te?
Ci tengo a dirlo: è meraviglioso. Io ne ho tratto tantissimo, perché al di là delle denunce che faccio, devo ammettere che ci sono uomini di grande spessore, di grande cultura, sotto ogni punto di vista.
Ci racconti il momento in cui hai deciso di arruolarti? Come è nato tutto?
Sinceramente fu grazie a un amico, un colonnello dell’esercito, che si prese cura di me. Mi disse: “Questo concorso lo vinci tu”. Così entrai nella Guardia di Finanza grazie alla sua spinta. Lo ammetto sempre e lo menziono sempre, perché per me è stato un angelo, uno dei miei angeli nel percorso della vita. Io credo negli angeli.
Cosa vuol dire lavorare per lo Stato, lavorare per qualcosa che deve funzionare, al fianco delle persone?
Quello è il nostro compito, il nostro dovere. Noi giuriamo per questo e dobbiamo rispettare il giuramento, altrimenti non ha senso. Aspettare solo il 27 lo stipendio è una cosa molto squallida, molto brutta. Devi fare del tuo meglio per onorare ciò che hai promesso.
Della tua lunga carriera, c’è qualche episodio che ti ha reso particolarmente felice di servire lo Stato?
Ce ne sono stati tanti. Nella mia storia racconto soprattutto la stima dei miei superiori. Quando un comandante crede in te al punto da chiedere al Ministero dell’Interno di affidarti un incarico importante, quello è uno dei momenti più belli. Non ho mai chiesto nulla per me. Per me era normale fare il mio dovere. Sono stato molto in ansia finché non ho concluso un’operazione, ma non per me: pensavo al mio superiore, alla responsabilità che si era assunto puntando su di me. Questo atteggiamento mi ha ripagato con una conclusione positiva.
Chi come te fa parte di un Corpo dello Stato si confronta ogni giorno con la burocrazia ma anche con i cittadini. Qual è il modo migliore, da cittadini, per approcciarsi agli uomini dello Stato?
Vorrei dire ai cittadini, ma anche ai miei colleghi, di rispettare sempre l’interlocutore. Spesso si parte dal presupposto che l’altro sia una cattiva persona, ma non è sempre così. A volte ci sono problemi invisibili. Io sono stato privilegiato: in qualsiasi controllo non ho mai trovato qualcuno che mi si sia rivolto con cattiveria, perché io trattavo le persone come tali, non come nemici. I nemici esistono solo in guerra. Noi ci confrontiamo con una società reale, spesso schiacciata da mille tasse e mille difficoltà, e dobbiamo comprenderla.
Comprensione e rispetto. IBC sostiene anche i giovani, con borse di studio. Che messaggio vuoi dare ai ragazzi che ci ascoltano?
Bisogna credere in se stessi. La vita non ti dà nulla per scontato: sei tu che devi costruirti. Senza sacrifici non si ottiene niente. Devi crederci, affrontare le difficoltà e raggiungerai i tuoi obiettivi. Io mi considero fortunato, perché ne ho raggiunti molti e credo di poterne raggiungere ancora. Ma tutto parte dal credere in se stessi.
Hai sentito l’esigenza di raccontare la tua esperienza in un libro, scritto sì con la mano, ma soprattutto con il cuore.
Sì, perché se non fosse uscito dal cuore non avrebbe avuto senso. Sentivo il bisogno di parlare con i miei amici, con le persone che hanno vissuto con me quel periodo della mia vita.
Mettere su carta la tua carriera ti ha fatto rivivere momenti belli e meno belli.
Sì, soprattutto ho rivissuto le persone che non ci sono più. È stato come se fossero tornate, anche se purtroppo sono morte in circostanze molto drastiche. Non c’è nulla che possa ripagare una vita umana. Anche chi ha scelto una vita fuori dalle regole resta una persona, e va rispettata.
Se potessi parlare con il Ministro dell’Interno o della Giustizia, che consiglio daresti?
Consiglierei più dialogo con la magistratura e più rispetto per chi tutela la sicurezza del popolo italiano. Quando un operatore perde fiducia, perde motivazione e rende meno. E questo invalida il lavoro di tutti.
Durante la presentazione del libro hai parlato dell’importanza del supporto psicologico per chi lavora nelle forze dell’ordine.
Lo ribadisco: non è una vergogna parlare con un professionista. Il professionista tira fuori il meglio di te. Senza aiuto ci si perde. Ho visto persone derise ogni giorno, private della dignità. Che fine fanno? Servono strutture di supporto. Non perché uno sia malato, ma perché chi è del mestiere coglie i segnali. Come gli atleti: non sono malati, ma hanno bisogno di supporto per rendere al massimo.
Il tuo libro “Il Maresciallo” sarà presentato anche al Salone del Libro di Torino. Cosa significa per te?
È un sogno. Non avrei mai immaginato di essere lì. Dico ai giovani: non smettete mai di sognare, fissate obiettivi e portateli avanti. Ringrazio Dio e tutte le persone che hanno creduto in me. Un giudizio importante fu quello di Claudio Pandico, che lesse il libro fino a notte fonda. Per me fu una conferma enorme. Nella vita ci sarà chi ti critica e chi ti sostiene. L’intelligenza sta nel prendere il buono e scartare il negativo.
Napoli e la Sicilia: cosa rappresentano per te?
Napoli per me era e resta una capitale storica. La Sicilia è la mia terra e non la rinnegherò mai, anche se oggi vivo in Tunisia con la mia famiglia. Lì mi sento rispettato e apprezzato, e questo mi dà ancora più voglia di continuare a dare il mio contributo a chi ne ha bisogno.
Grazie a Rosario Grimaldi.
Grazie a voi.
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