Benvenuto Vincenzo.
Grazie
Presentati con un aggettivo?
Ambizioso.
L’ambizione per te è una visione o quasi un’ossessione?
In un certo senso entrambe. Devi averla dentro, soprattutto se vuoi fare impresa.
Professionalmente di cosa ti occupi?
Lavoro nel settore dei trasporti e della manutenzione dei veicoli industriali, tutto ciò che ruota intorno a questo mondo.
Da piccolo che lavoro sognavi di fare?
Mi è sempre piaciuta la geografia: stati, capitali, bandiere. Alla fine mi sono ritrovato in un settore che, indirettamente, mi ha comunque avvicinato a quel mondo perché il trasporto ti porta sempre oltre i confini.
Il tuo primo lavoro qual è stato?
In officina. Poi, col tempo, si sono aperte altre opportunità e abbiamo ampliato l’attività.
Ricordi il primo giorno di lavoro?
Più che ricordarlo, ci sono nato dentro. È un’attività di famiglia, quindi certe dinamiche le vivi da sempre.
Che significa affrontare un passaggio generazionale?
Vuol dire prendere l’esperienza di tuo padre e provare ad adattarla ai tempi nuovi. I consigli servono tantissimo, ma certe cose devi viverle sulla tua pelle per capirle davvero.
Quanto è cambiato il settore dagli anni ’80 a oggi?
Tantissimo. Prima era tutto carta e penna, oggi è tutto informatizzato. Ci sono normative, attestati, controlli continui. Devi stare sempre aggiornato e al passo con l’evoluzione tecnologica.
Quando tecnologia e manualità hanno iniziato a fondersi?
Dai primi anni Duemila. I mezzi sono diventati sempre più elettronici e oggi il meccanico deve essere anche elettrauto. È nato il meccatronico proprio per questo.
Quanto conta il rapporto con il cliente?
Conta più del 50%. Oggi non basta fare bene il lavoro: servono velocità, affidabilità e fiducia. Se il cliente non si sente seguito, non cresce il rapporto.
Quanto è importante creare uno staff qualificato?
Fondamentale. Senza persone responsabili un’azienda non può crescere. Ognuno deve avere il proprio ruolo e portare avanti il suo settore con serietà.
Oggi è difficile trovare giovani da inserire in azienda?
Molto. Bisognerebbe investire di più nella formazione pratica. Spesso i ragazzi escono dagli studi senza aver mai messo mano davvero al lavoro.
Quindi scuola e pratica dovrebbero andare insieme?
Assolutamente sì. Come si faceva una volta: studio e lavoro insieme. Solo così impari davvero un mestiere.
Che consiglio daresti a un giovane che vuole fare impresa nel tuo settore?
Deve avere dentro la voglia di farcela. Se non hai ambizione e resistenza mentale, non puoi andare avanti.
Cosa ti gratifica del tuo lavoro?
Raggiungere gli obiettivi. Ogni traguardo raggiunto diventa subito un nuovo punto di partenza.
Cosa significa essere imprenditore?
Avere responsabilità verso gli altri prima ancora che verso se stessi. Devi garantire stabilità alle persone che lavorano con te, anche nei momenti difficili.
Quanto incidono tasse e contributi?
Tantissimo. Tra contributi, INPS, INAIL e tasse si arriva quasi alla metà di quello che guadagni.
Come si costruisce un preventivo corretto?
Bisogna considerare tutto: ore di lavoro, materiali, smaltimenti, gestione. A volte la manodopera pesa più del pezzo stesso.
Ti è mai capitato un intervento particolarmente rischioso?
Sì, molte volte. Una notte stavamo lavorando su un camion fermo e un altro mezzo stava quasi per travolgerci. Ci siamo salvati per un attimo.
Quindi la distrazione alla guida è un problema enorme?
Secondo me sì. Il telefono oggi è una delle cause principali degli incidenti.
Quanto pesa la vostra responsabilità verso i clienti?
Moltissimo. Oggi molti autisti non riescono più neanche a fare piccoli interventi da soli. Quando si fermano, dipendono totalmente da noi.
La manutenzione preventiva quanto è importante?
È fondamentale, ma oggi anche carburanti e materiali sono cambiati. Tutto dura meno rispetto a prima.
Quanto conta la qualità rispetto al prezzo?
Tantissimo. Però spesso il mercato ti obbliga a scegliere componenti meno costosi pur di restare competitivo.
Hai avuto mentori?
Sì, diversi. Ognuno mi ha lasciato qualcosa, nel bene e nel male.
Come affronti i momenti difficili?
Li interiorizzo. Mi confronto soprattutto con me stesso e provo ad andare avanti senza fermarmi.
Pensi che cuore e ragione debbano convivere nelle decisioni?
Sì. Puoi ragionare con la testa, ma alla fine l’ultima risposta te la dà sempre il cuore.
Come immagini il tuo futuro?
Con più tranquillità. Ho iniziato molto presto a prendermi responsabilità e spero che tutti questi sacrifici costruiscano qualcosa di duraturo.
Perché sei entrato anche nel settore trasporti oltre alla manutenzione?
Perché a un certo punto ho pensato: sedevo fare crescere qualcosa per gli altri, allora posso farlo anche per me.
Come si trovano oggi i clienti?
Con il passaparola. La vera pubblicità resta il lavoro fatto bene.
Cos’è per te la reputazione?
Portare il lavoro a termine con serietà e rispetto. Se una persona si fida di te, continuerà a sceglierti.
Il Covid cosa ha rappresentato?
Noi non ci siamo mai fermati. Anzi, il lavoro è aumentato perché il trasporto era essenziale.
Come vedi il futuro del settore?
Ci saranno sempre cambiamenti. Bisogna adattarsi continuamente, altrimenti resti indietro.
La tecnologia aiuta il trasporto?
Sì. Oggi i mezzi hanno guida assistita, controlli elettronici, sistemi che aumentano sicurezza ed efficienza.
Quanto conta oggi la formazione continua?
È indispensabile. Ogni nuovo motore o tecnologia ti obbliga a rimetterti a studiare.
Quando hai capito di voler diventare eccellenza nel tuo lavoro?
Più che sceglierlo, sei quasi obbligato a crescere. Se resti fermo, chiudi.
Cosa vuoi fare da grande?
Continuare quello che sto costruendo e trovare finalmente un po’ di tranquillità.
A chi dici grazie oggi?
Alla mia famiglia, la mia vera forza.
Hai un sogno da condividere?
Continuare a crescere senza perdere l’equilibrio. Gli obiettivi non finiscono mai.
Grazie Vincenzo.
Grazie a voi.