Benvenuto Giuseppe.
Grazie. Benvenuti a voi.
Descriviti con un aggettivo
Responsabile. Il mio lavoro mi porta ad avere responsabilità non solo verso me stesso, ma verso tutte le imprese che seguo. Per questo mi considero più un partner che un semplice consulente.
Cos’è oggi un’associazione di imprese?
È un punto di riferimento per chi fa impresa. Un luogo dove confrontarsi, trovare soluzioni e sentirsi meno soli davanti ai problemi quotidiani. Spesso un imprenditore ha bisogno prima di ascolto e poi di risposte.
Quali sono le difficoltà maggiori per le imprese del territorio?
Le aree interne soffrono molto. Ad Avellino mancano flussi turistici continui e questo penalizza il commercio. A tutto questo si aggiungono costi sempre più alti, difficoltà di accesso al credito e la concorrenza dell’online. Le aziende lavorano tanto ma con margini sempre più ridotti.
Il territorio ha però grandi potenzialità.
Assolutamente sì. Abbiamo cultura, paesaggi, enogastronomia, vini importanti. Il problema non è ciò che manca, ma riuscire a valorizzarlo davvero e trasformarlo in economia concreta.
Da piccolo sognavi già di fare l’imprenditore?
Sí. Sono nato nel Queens, a New York, ma sono cresciuto qui e mi sono sempre sentito legato a questa terra. Mio padre era operaio e quando perse il lavoro vidi da vicino cosa significa attraversare difficoltà economiche. Forse anche per questo ho sempre avuto il desiderio di costruire qualcosa di mio.
La tua prima esperienza imprenditoriale?
Nel 2000 aprii un punto vendita Ferri ad Avellino. Ero il più giovane affiliato della catena. Ricordo ancora il giorno dell’apertura: tantissime persone, ingressi contingentati e un entusiasmo incredibile. È stata una palestra importante che mi ha fatto conoscere il mondo dell’impresa sul campo.
Poi però il mercato è cambiato.
Tra il passaggio lira-euro, la crisi e l’arrivo della concorrenza a basso costo, il commercio ha subito trasformazioni enormi. A un certo punto ho deciso di chiudere quel capitolo e dedicarmi alla consulenza alle imprese, che era ciò che sentivo davvero mio.
Quando hai capito che quella sarebbe stata la tua strada?
Nel 2013, quando sono diventato presidente provinciale di Confesercenti Avellino. Ho iniziato a studiare i modelli delle grandi sedi italiane per capire come offrire servizi concreti agli imprenditori. Da lì è nato il progetto che porto avanti ancora oggi.
Che tipo di consulenza offrite?
Una consulenza molto pratica e personalizzata. Seguiamo le imprese in tutto: pratiche, gestione fiscale, controllo dei costi, finanza agevolata e bandi. Ogni azienda ha esigenze diverse e va accompagnata in maniera specifica.
Quanto conta aver fatto prima l’imprenditore?
Conta tantissimo. Chi ha vissuto certe esperienze parla la stessa lingua dell’imprenditore. Sai cosa significa pagare stipendi, fornitori, tasse e affrontare momenti difficili. Questo crea empatia e fiducia.
Oggi qual è il ruolo del consulente?
Non basta più fare contabilità. Bisogna aiutare l’impresa a programmare, controllare i numeri e preservare liquidità. Noi monitoriamo costantemente la situazione delle aziende perché intervenire in tempo fa la differenza.
Quanto pesa oggi la burocrazia?
Pesa tantissimo. Basta una scadenza saltata per creare problemi importanti. Per questo il consulente deve essere presente e aggiornato su agevolazioni, crediti d’imposta e strumenti utili alle imprese.
Quanto è importante l’ascolto nel tuo lavoro?
È fondamentale. Molti imprenditori arrivano da noi in momenti di forte difficoltà personale oltre che economica. Prima di dare una soluzione bisogna ascoltare davvero la persona che hai davanti.
Quanto ti senti responsabile verso i tuoi clienti?
Molto. Quando qualcuno ti affida la propria azienda ti affida una parte importante della sua vita. Io cerco di esserci sempre, anche umanamente.
Un consiglio per gli imprenditori?
Di controllare sempre la propria attività. L’incasso non è il guadagno: bisogna conoscere costi, tasse, margini e andamento reale dell’azienda. Solo così si possono evitare problemi più grandi.
E ai giovani?
Di partire da ciò che sanno fare davvero. Le competenze sono importanti, ma serve anche mentalità imprenditoriale: sacrificio, equilibrio e capacità di affrontare i momenti difficili.
Imprenditori si nasce o si diventa?
Io credo che in parte si nasca. Ci vuole uno spirito particolare per affrontare rischi, ostacoli e responsabilità senza arrendersi.
Hai un modello a cui ti ispiri?
Dal punto di vista imprenditoriale ho sempre guardato a Silvio Berlusconi. Al di là della politica, aveva una straordinaria capacità comunicativa e sapeva trasmettere fiducia alle persone.
Quanto è cambiato il mondo dell’impresa negli ultimi anni?
Completamente. Oggi tutto corre più veloce: comunicazione, mercato, consumi. Una volta servivano settimane per una campagna pubblicitaria, oggi bastano pochi secondi e un post sui social.
Quando un’impresa diventa davvero un’eccellenza?
Quando cresce senza perdere serietà e correttezza. L’eccellenza non è solo fatturato, ma il modo in cui costruisci il tuo percorso.
Chi devi ringraziare per il tuo percorso?
Sicuramente mia moglie, che mi ha spinto a completare gli studi e a credere nelle mie capacità. E poi tutti i clienti che ogni giorno scelgono di affidarsi a noi.
Che cos’è per te oggi Marinelli & Partners?
Una grande famiglia. Un gruppo di persone che lavora insieme per sostenere altre persone. È questo lo spirito che cerchiamo di portare avanti ogni giorno.
Che cosa rappresenta per te IBC?
Un progetto che racconta storie vere di imprenditori e professionisti partiti spesso dal nulla. Credo sia importante dare voce a questi percorsi perché possono diventare esempio e motivazione per tanti giovani.
Come hai vissuto questa intervista?
Come una piacevole conversazione fatta di ricordi, esperienza e progetti per il futuro. Ed è stato bello poter raccontare non solo il lavoro, ma anche il lato umano di questo percorso.
Grazie Giuseppe.
Grazie a voi.
Potrebbero interessarti
-
Iasevoli Fabio
Consulente del Lavoro
Studio Iasevoli -
-