Chi è Maria Patrizia Di Caprio?
Una professionista della salute che si occupa di far tornare a sorridere le persone. Nasco come laureata in odontoiatria e protesi dentaria, poi approfondisco con un dottorato in materiali dentari. Mi specializzo in chirurgia orale e mi perfeziono in ortodonzia ed endodonzia. Apro il primo studio a Casavatore e poi, insieme a mio marito, apriamo una seconda sede al Vomero.
Quanto ami il tuo lavoro e quanto studi il tuo lavoro?
Io amo lo studio e amo le persone. Sono sempre stata una studentessa brillante e ho sempre trovato grande soddisfazione nell’approfondire ciò che studiavo. Nel mio lavoro ho la fortuna di avere un rapporto umano molto presente con il paziente. Con il dentista si crea un rapporto particolare, anche fisico, ma soprattutto di fiducia. Il paziente si affida prima psicologicamente e poi materialmente, perché ti lascia entrare letteralmente nel suo corpo.
Dalla bocca parte gran parte della salute?
Sì. La bocca è un organo che utilizziamo migliaia di volte al giorno senza rendercene conto: per parlare, per nutrirci, per vivere. Eppure spesso non gli diamo importanza. Mi sono chiesta spesso perché il dolore dentario sia così intenso. Probabilmente perché il dente è legato a una funzione vitale, la nutrizione. Nell’evoluzione, chi proteggeva meglio i denti aveva più probabilità di sopravvivere.
Quanto è importante il sorriso nella comunicazione e nell’immagine personale?
È importantissimo. Lo vedo ogni giorno con i pazienti. Quando iniziano le terapie e sentono che qualcosa cambia, cambiano anche loro. Le donne, ad esempio, spesso arrivano in modo semplice e poi iniziano a curarsi di più, a sistemarsi, a sentirsi meglio. Il sorriso cambia proprio l’approccio verso sé stessi. La prima cosa che facciamo al mattino è guardarci allo specchio. Ed è fondamentale l’immagine che riceviamo da quello specchio.
Come ti descriveresti personalmente?
Sono profondamente legata ai miei principi morali: onestà, rispetto e il non fare del male agli altri, né per interesse personale né per difesa. Cerco sempre di essere d’aiuto, non solo con i pazienti ma anche con le persone che lavorano con me e con chi mi è vicino.
Da bambina cosa sognavi di fare?
Da bambina dicevo la benzinaia, ma scherzando. In realtà ho perso mio padre a 11 anni e mezzo e i miei genitori volevano almeno una figlia laureata. Ho vinto il test sia per medicina che per odontoiatria e ho scelto dopo un percorso di riflessione personale. Volevo aiutare le persone e allo stesso tempo costruire una famiglia. Alla fine ho scelto odontoiatria perché mi sembrava più compatibile con il tipo di vita che desideravo.
Quindi i tuoi studi sono come figli?
Sì. Quando i pazienti mi chiedono perché non faccio il terzo figlio, io rispondo sempre che ne ho due grandi e poi ho altri due figli: gli studi. Ogni studio è una responsabilità, anche verso le persone che lavorano con me. Ho promesso loro un luogo dove potersi realizzare.
Ti ricordi il primo giorno di lavoro?
Sì, la prima sensazione è stata: ‘Sarò all’altezza? Quando sono entrata nel primo studio ho sentito paura e responsabilità. Poi, scalino dopo scalino, è cresciuto tutto. Quando abbiamo aperto la seconda sede al Vomero ho pensato: non posso credere di essere arrivata fin qui.
Che cos’è per te l’eccellenza?
Noi la leghiamo spesso al giudizio degli altri, ma in realtà è il risultato dell’impegno. È studio, coerenza con i propri valori e capacità di fare scelte difficili. L’eccellenza non è un punto di arrivo, è un percorso continuo.
Che rapporto hai con ChatGPT e l’intelligenza artificiale?
È un grande alleato, sia per i medici che per i pazienti. Non è perfetto, quindi va usato con spirito critico. Non deve sostituire il medico, ma può aiutare a semplificare e organizzare molte cose. Il rischio non è la tecnologia, ma l’uso superficiale delle informazioni. Serve sempre un confronto con il professionista.
Qual è il tuo messaggio finale?
Vorrei ispirare le persone. Non solo curarle, ma aiutarle a credere in sé stesse.
Vorrei che chi lavora con me e chi si affida a me non abbia paura del proprio percorso.